Oltre Torino

Cari civettuoli, prosegue la rubrica LE VOSTRE STORIE inziata con il ricordo del tenente Oscar Abello. Ora è la volta di una storia che mi è stata segnalata da ben due persone, Valentina Ruffinatto e Lidia Ferraris. Una storia davvero struggente, che si può in parte far rivivere leggendo alcune epigrafi funebri poste sulle mura del Chiostro dei Canonici della Chiesa di San Lorenzo a Firenze. Quando io e il Principe Consorte andammo in visita alla chiesa (sono passati quasi vent’anni!), ci fiondammo nella cripta che ospita le tombe medicee e non visitammo il chiostro. Perciò ringrazio Valentina e Lidia per la loro condivisione della storia della famiglia Casanova. I suoi componenti furono legati da un profondo amore, che ebbe purtroppo vita breve. Lo testimoniano proprio le loro iscrizioni tombali, cariche di affetto e rimpianto, capaci ancora oggi di commuovere chi si sofferma a leggerle.

Sotto le arcate del Chiostro dei Canonici della Chiesa fiorentina di San Lorenzo si trovano le epigrafi della sfortunata famiglia Casanova. Immagine di Son of Groucho.

Racconta Valentina: “Tutti conoscono Giacomo Casanova, principe dei libertini, e i suoi amori. Il nome Casanova riporta a conquiste galanti e leggendarie fughe, non certo a pianti e veglie funebri. Beh, è così dappertutto, ma non qui. Non nel Chiostro dei Canonici della Basilica di San Lorenzo a Firenze. Qui si può leggere la storia d’amore e morte di Iacopo Casanova (o Jacopo Casanuova) e della sua famiglia. A raccontarcela, tre antiche lapidi una accanto all’altra. Tre pietre sepolcrali le cui iscrizioni ricordano le storie della celebre antologia Spoon River di Edgar Lee Masters e ci permettono di scoprire qualcosa in più di loro.

Il generale Iacopo Casanova (1774-1835). Dal Giornale militare diretto dal cavaliere Francesco Gherardi-Dragomanni, italiano e di varietà, anno I, 1846.

Fu un triste anno il 1835 per la famiglia Casanova: prima muore Elisabetta Corsini, madre e moglie, strappata repentinamente alla vita assieme al piccolo che portava in grembo. Poi Iacopo Casanova e infine la loro giovanissima figlia Antonietta, di appena cinque anni. Ciò che oggi si sa di loro non va molto al di là delle notizie riportate dalle diciture scolpite nel marmo. Elisabetta nacque il 14 marzo 1808 e morì il 12 febbraio 1835. Ho cercato un po’ in giro e ho scoperto che era figlia del principe Tommaso Corsini, nato nel 1767 a Firenze e morto nel 1856 a Roma. Questi aveva una sfilza di titoli da far impallidire chiunque: quarto principe di Sismano, quarto duca di Civitella, terzo duca di Casigliano, sesto marchese di Lajatico e Orciano, marchese di Castagnetoli, Grande di Spagna, conte Palatino, patrizio di Firenze, patrizio veneto e chi più ne ha più ne metta. Il 28 febbraio 1802 a Vienna Tommaso sposò Antonia Hayek Von Waldstätten, dama della nobiltà austriaca, nata nel 1781 a Vienna e morta nel 1819. So che Elisabetta era la loro quarta figlia dopo Andrea, Neri, Maria Luisa e prima di Adelaide, Tommaso, Antonietta e Lorenzo.

La lapide di Elisabetta

Il 2 luglio del 1827 Elisabetta andò in sposa a Iacopo Casanova, figlio del nobile pisano Agapito. Dopo pochi anni la donna morì, il 12 febbraio 1835, lasciando il marito inconsolabile  (“Qui teco è sepolta di me l’ottima parte”, si legge sull’epigrafe) e solo, con due figlioletti: Maria Antonietta e Averano Agapito. Nel cuore del vedovo ebbe la meglio la disperazione e anche lui lasciò questo mondo qualche mese dopo l’adorata compagna. Quando la sorte ci si mette non fa sconti: tredici giorni dopo morì anche la piccola Antonietta e con lei si chiude il racconto delle iscrizioni funebri della famiglia Casanova.”

La lapide di Iacopo

Così termina il racconto di Valentina. Io invece ho scoperto che Iacopo fu un generale di grande valore, assai apprezzato dai contemporanei che lo definirono “onestissimo, intemerato e di cuore eccellente”. Fu però davvero sfortunato negli affetti. Quando sposò Elisabetta era vedovo: la sua prima moglie, la nobildonna Maddalena Basadonna Pasqualigo Lanforti, sposata nel 1824, morì per malattia polmonare. Iacopo non riuscì a sopportare la morte anche della seconda consorte e così il dolore lo spense alle quattro di pomeriggio del 9 maggio. Del figliolo superstite, Averano, ho scoperto solo che fino alla maggiore età fu seguito dagli zii suoi tutori e che si distinse durante la seconda guerra d’indipendenza italiana nella battaglia di Montebello, il 20 maggio 1859, dove rimase ferito. Nel 1854 sposò la figlia del barone Francesco Lowenberg, Maria Teresa. Ma non so dirvi se la sua vita matrimoniale fu felice, ma breve, come quella dei suoi genitori.

La lapide di Antonietta

Tre semplici iscrizioni, senza nessuna decorazione. Passano inosservate, ma a volte riescono a catturare l’attenzione di qualcuno che passa davanti a loro. Questo qualcuno decide di leggerle. In un attimo nel suo cuore rivivono i sentimenti di Iacopo e dei suoi congiunti, che non saranno più dimenticati, come è successo con Valentina e Lidia e con me e spero anche con voi che avete letto questa piccola, ma importante storia.

Se anche voi desiderate ricordare una persona o un episodio del passato come hanno fatto Valentina e Lidia, scrivetemi! Mandate un’email all’indirizzo info@lacivettaditorino.it oppure un messaggio privato alla pagina Facebook La Civetta di Torino.

L’immagine di apertura dell’articolo raffigura la Chiesa di San Lorenzo e risale al 1834, periodo in cui si svolse la nostra storia. L’immagine è stata tratta dal sito www.ibs.it
Le altre immagini, dove non specificato diversamente, sono © Lidia Ferraris
I testi sono © Valentina Ruffinatto e Manuela Vetrano

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