Un teschio di cristallo a Palazzo Madama

di Manuela Vetrano, 6 gennaio 2015, Curiosità funerarie

Ebbene sì, Palazzo Madama, sede del Museo Civico di Arte Antica di Torino, custodisce tra le sue spesse mura un manufatto molto curioso… si tratta di un piccolo teschio (cm 3,4 x 2,5), realizzato interamente con il cristallo di rocca (sì, proprio simile a quelli di cui parla l’ultimo film di Indiana Jones…). Lo si può vedere esposto in una teca nel piano interrato del museo e per la precisione nella Torre Tesori, che racchiude gli oggetti più preziosi delle collezioni cittadine.

Quando, dove e da chi fu costruito questo allegro teschietto? Per rispondere a tutte queste domande, dobbiamo per prima cosa fare un salto indietro nel tempo di parecchi anni: gli studiosi hanno infatti stabilito che l’oggetto fu eseguito tra 1200 e 1521 d.C.
Il secondo passo da fare è poi trasferirci con la mente nella parte opposta del globo, in Mesoamerica (territorio tra il Messico Settentrionale e il Costarica Nord-Occidentale). Qui, nella zona compresa tra gli attuali stati Oaxaca, Puebla e Guerrero, si sviluppò tra 900 e 1521 d.C. la cultura mixteca. Tra tutte le civiltà precolombiane, quella dei Mixtechi eccelleva nella lavorazione di piccoli oggetti in oro, pietre dure e cristallo di rocca, che risultavano molto raffinati e dettagliati. Gli artisti mixtechi erano abili ed accurati (il cristallo di rocca era un materiale assai difficile da maneggiare), ma purtroppo non è stato tramandato ai posteri il nome di nessuno di loro, perciò non si sa chi eseguì il teschio di Palazzo Madama.

Sinistra: il teschio di cristallo di Palazzo madama insieme ad altri esemplari in terracotta in una foto del 1924. Destra: il teschio in una foto del 1924.

Sinistra: il teschio di cristallo di Palazzo Madama insieme ad altri esemplari in terracotta in una foto del 1924. Destra: il teschio in una foto del 1978.

Come mai questo teschio di cristallo si trova proprio a Torino? Grazie a un piemontese originario della Val d’Ossola, Zaverio Calpini. Chi era costui?

Zaverio Calpini. Disegno di Sergio Zaniboni. © Fondazione Torino Musei

Zaverio Calpini. Disegno di Sergio Zaniboni. © Fondazione Torino Musei

Zaverio nacque nel 1820 a Vanzone (VB), paese noto per le sue fonti termali. Nel 1848 emigrò con il fratello Francesco in Messico, dove fu aperto in quell’anno il primo consolato sardo del paese (il Piemonte era parte all’epoca del Regno di Sardegna). A Città del Messico i fratelli fondarono una bottega specializzata nella vendita di articoli di importazione, soprattutto strumenti ottici e tecnici, che mai si erano venduti in Messico prima di allora. Il lavoro iniziò subito ad ingranare, così Zaverio poté ritornare in patria nel 1852 per convolare a nozze con Marietta Pirazzi. Salutati i parenti e caricati sulla nave moglie e bagagli, rientrò in Messico. Nel 1854 aprì una succursale a Guadalajara e diventò anche console onorario d’Italia. La Casa Calpini Opticos è ancora oggi presente, con 11 succursali attive.
Nel 1867 Zaverio decise di vendere la società e tornò nel suo Piemonte. Nel 1874 propose al Museo Civico di Arte Antica di Torino l’acquisto della sua collezione di amuleti, vasi, armi, idoli costruiti dagli antichi popoli del lontano paese che lo ospitò per tanti anni. Stabilì come prezzo 10.000£, ma il museo rifiutò. Nel gennaio 1876, Calpini decise infine di donare la raccolta alla città in cambio del rimborso per le spese di imballaggio e trasporto dall’America all’Europa. Intascò circa 3.300£ e il Museo Civico entrò in possesso di ben 1518 reperti mesoamericani, tra i quali si trovava anche il nostro teschietto di cristallo!
Che fine fece Zaverio? Diventò consigliere comunale di Vanzone e poi sindaco per 25 anni. Morì il 24 febbraio 1905, pronunciando queste parole: “Nunc dimittis” (dal Vangelo di Luca: 2,29-32). Credo riposi nella tomba di famiglia nel cimitero del paese.

Tornando al teschio di cristallo venuto dal Messico… vi siete chiesti a cosa serviva? E’ stato catalogato come “ornamento” (il cranio è forato alla sommità) e non si sa con assoluta certezza quali fossero le sue funzioni. Molto probabilmente fu realizzato con finalità religioso-funerarie: come molti manufatti posizionati per corredo nelle tombe, doveva accompagnare il defunto nell’aldilà. L’uso del teschio si collega anche alla preoccupazione per la morte tipica per quelle popolazioni, che subirono uno sconvolgimento politico-sociale causato dall’immigrazione di genti venute dal Nord (Aztechi) e che furono poi soggiogate dai conquistadores spagnoli.

La succursale Calpini a Guadalajara. Immagine tratta dal sito www.calpini.com

La succursale Calpini a Guadalajara. Immagine tratta dal sito www.calpini.com

E’ noto che, intorno ad oggetti così particolari di cui poco si conosce, si sviluppi una grande curiosità e che fioriscano racconti di ogni tipo… si dice che i teschi di cristallo possano predire il destino ultimo dell’umanità, che abbiano poteri paranormali, che siano stati costruiti dagli alieni… e via dicendo. Insomma, l’attendibilità delle informazioni si perde nel marasma di dicerie. Non sono immune al fascino del mistero, ma preferisco avere in mano informazioni concrete. Solo possedendo conoscenze realistiche, posso andare a Palazzo Madama e permettermi di guardare nelle orbite del teschio di cristallo, magari provando a vedere se mi verrà mostrato anche il destino del mondo.

Testi e immagini © Manuela Vetrano. Se desiderate utilizzare questo materiale scrivete a: info@lacivettaditorino.it
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