La principessa di Lamballe, una torinese a Versailles

di Manuela Vetrano, 17 settembre 2014, Curiosità funerarie
Lugi Vittorio, o Ludovico, IV principe di Savoia Carignano

Lugi Vittorio, o Ludovico, IV principe di Savoia Carignano (1721-1778)

L’8 settembre 1749 tirava un’aria allegra a Torino: si festeggiava la nascita della Vergine ed era giorno di scampagnata. Per tradizione, ogni 8 settembre i torinesi e i loro sovrani si trasferivano a Superga per pregare la Madonna nella Basilica a lei dedicata e per trascorrere una giornata in allegria. C’era poi una ragione in più per essere lieti in quel lontano 1749: l’8 settembre venne alla luce una bella bimba, la principessa Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano, figlia di Luigi Vittorio (detto anche Ludovico), IV principe di Carignano, e della principessa tedesca Cristina Enrichetta d’Assia-Rheinfels-Rotenburg (entrambi i genitori sono sepolti nella Cripta Reale di Superga). L’8 settembre 1749 nulla turbò la festa e nessuno poteva immaginare che il futuro della piccola non sarebbe stato radioso.

Cristina Enrichetta d'Assia Rheinfels Rotenburg

Cristina Enrichetta d’Assia Rheinfels Rotenburg (1721-1778)

Maria Teresa Luisa crebbe a Torino nella casa di città della sua famiglia, il Palazzo Carignano costruito nella seconda metà del 1600 da Guarino Guarini, e trascorreva le estati nel Castello di Racconigi (CN), residenza estiva dei Savoia-Carignano. La principessa era una fanciulla colta, d’indole tranquilla e sensibile. A 18 anni fu data in sposa a Luigi Alessandro di Borbone-Penthièvre, principe di Lamballe, pronipote di Luigi XIV, ed entrò così nel mondo dorato, ma anche insidioso, della corte di Versailles, segnando per sempre il suo destino.

Luigi Alessandro di Borbone-Penthièvre, principe di Lamballe

Luigi Alessandro di Borbone-Penthièvre, principe di Lamballe (1747-1768)

Il principe di Lamballe era quasi coetaneo della moglie. Piacente, aveva però la fama di essere un dissoluto. Morì infatti per una malattia venerea il 6 maggio 1768, lasciando una vedova di soli 19 anni, a cui la negativa esperienza coniugale accentuò il carattere malinconico e depresso.

Dal 1771 è documentata la profonda amicizia tra la Lamballe e Maria Antonietta, che si affezionò subito a questa ragazza dolce e posata, tanto da nominarla nel 1775 Soprintendente della Real Casa. Maria Antonietta la chiamava “mio cuore adorato” e a corte era soprannominata angelo buono”. Non era seducente Maria Teresa Luisa, né divertente. Secondo alcuni era anche poco intelligente e presto fu sostituita nel cuore della regina dell’accattivante contessa di Polignac. Nonostante tutto, la principessa di Lamballe restò sempre fedele a Maria Antonietta, terminando i suoi giorni in modo raccapricciante, travolta dalla rivoluzione durante i “massacri di settembre”.

Léon-Maxime Faivre, “Mort de la princesse de Lamballe”, 1908

Léon-Maxime Faivre, Mort de la princesse de Lamballe, 1908

Rinchiusa nella prigione di La Force, il 3 settembre 1792 la principessa fu portata davanti al tribunale rivoluzionario, dove sfoggiò un’insolita forza d’animo. Si rifiutò di testimoniare contro i sovrani, affermando: “Non ho nulla da dire, morire prima o dopo mi è indifferente. Sono pronta al sacrificio della vita”. Insultata dalla folla, che vedeva in lei l’amante lesbica di Maria Antonietta e sua compare di sperperi, fu condannata a morte. La ghigliottina sarebbe stata un sollievo rispetto a ciò che l’aspettava appena uscita dal tribunale… così scrive la storica Antonia Fraser:

“… molti colpi di martello sulla testa la fecero cadere e poi le si gettarono tutti addosso. In seguito, vennero raccontate storie terribili sul destino della Lamballe: che era stata violentata, viva o morta, che le avevano asportato il seno e le parti intime, che avevano cotto e mangiato il suo cuore. E’ certo che la testa fu tagliata e issata in cima a una picca. Il suo corpo nudo fu sventrato e le interiora issate su un’altra picca. Il cadavere e i macabri trofei furono poi portati in corteo per tutta la città… lungo il percorso, la testa fu gettata in grembo a Marie Grosholz, l’apprendista scultrice in cera e futura Madame Tussaud. Fu costretta a prenderne l’impronta, sebbene avesse conosciuto la principessa e le tremassero le mani… la folla concepì di portare la testa della principessa di Lamballe alla Torre, in modo che la famigerata Antoinette potesse posare un ultimo bacio sulle dolci labbra che aveva tanto amato. E’ plausibile che lungo il percorso si fosse fatta visita a un barbiere affinché acconciasse i capelli della principessa… quando la testa apparve, ondeggiando su e giù, davanti alle finestre della Torre, con i famosi riccioli biondi che fluttuavano graziosamente come quando era in vita, sebbene il viso fosse bianco come la cera, era immediatamente riconoscibile… Maria Antonietta rimase impietrita dall’orrore e perse i sensi” 

Marie Antoinette

Mme Vigée Le Brun, Marie Antoinette à la rose, 1783

I disordini intorno alla Torre finirono all’alba e con essi la vicenda terrena della torinese che visse a Versailles e che fu l’amica più devota che la regina di Francia potesse avere. Quello che restava della principessa fu inumato da alcune mani pietose nel Cimetière des Enfants-Trouvés (oggi non più esistente), nel XII arrondissement di Parigi. Il suocero di Maria Teresa Luisa, il vecchio duca di Penthièvre, cercò di recuperare, senza riuscirvi, i resti dell’amata nuora per seppellirli nella tomba di famiglia, in quella che è l’attuale cappella del Castello di Dreux (Antonia Fraser invece afferma che la principessa riposi proprio lì).

Si dice che la fine truculenta della povera Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano abbia ispirato la creazione di un passato di verdura, la “Soupe (o Potage) Lamballe”. Conoscendo la storia, eviterò volentieri di gustare questa prelibatezza della nouvelle cuisine francese, se mai me la troverò nel piatto.

Pehr Hilleström, "Cameriera che travasa la zuppa dal paiolo", seconda metà 1700 (particolare)

Pehr Hilleström, Cameriera che travasa la zuppa dal paiolo, seconda metà 1700 (particolare)

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