La Morta di Agrano (VB)

di Manuela Vetrano, 30 agosto 2014, Curiosità funerarie, Oltre Torino

15 agosto 2014. Meta della gita di Ferragosto: il lago d’Orta, un angolo di Paradiso tra le province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola. La visita all’isolotto di San Giulio è d’obbligo, come anche la scalata al Sacro Monte di Orta, con le 20 cappelle dedicate alla vita di San Francesco d’Assisi. Ovviamente la Civetta non manca di fare una capatina veloce anche nel Cimitero di San Ciriaco e poi… la giornata finisce qui? Ma no! Mica si può andare via senza salutare la mummia di Agrano…

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Agrano è una minuscola frazione di Omegna: si trova sulle pendici del Mottarone, a 450 metri d’altezza, ed è popolata da circa 600 anime. Fin qui niente di speciale. Ma Agrano è famoso per essere il “paese della Morta”.
Sul retro della parrocchiale di San Maiolo Abate si trova una piccola cappella con due ingressi chiusi da grandi cancelli. Sopra le arcate d’ingresso, due iscrizioni inquietanti, rette da puttini un po’ troppo festaioli, recitano: “Ricordati che devi morire” e “Abbiate pietà di me, o amici miei”. All’interno di questa cappella, un tempo usata come ossario, dorme tranquilla la Morta (o Morte) di Agrano. Qual è la storia di questa mummia, che non ha nulla a che fare con l’Egitto?

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Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo e risalire al febbraio del 1792, quando il parroco del paese, Guido Bassetti, decise di far sistemare il sepolcro femminile che si trovava nella cripta della chiesa. Durante questi lavori si rinvenne, ricoperto da altri cadaveri ormai decomposti, il corpo intatto di una donna che fu lì sepolta oltre 45 anni prima. Una donna di cui non si è mai saputo nulla, tranne che era una quarantenne alta 160 cm, morta per un’infezione. Ma lascio la parola al parroco:

“Nell’angolo meridionale del presbiterio, cioè sotto il coro dei Confratelli, avvi un ossario dipinto con due aperture aventi ciascuna la sua ferrata… In questo ossario vi è una piccola mensola di legno su cui si collocano le teste dei parroci… attorno vi sono le scansie, su cui riposano le ossa dei defunti del luogo. In questo ossario io ho fatto riporre un cadavere, ritrovato intero ed incorrotto nel sepolcro delle donne… Questo cadavere si è ritrovato intero frammezzo agli altri tutti corrotti … Nel braccio destro aveva ancora la piccola fascia del salasso… Nel dito della mano destra ha ancora un anello. La pelle, le unghie, i denti, un certo color carne ancora nel petto io stesso l’ho osservato: la pelle ancora elastica, le unghie, le dita ancora intere e tutto il rimanente del corpo ancora unito. L’atteggiamento era devoto, cioè aveva la mano sinistra sul petto e la destra alzata come in atto di benedire o di chiedere pietà.” (dalla “Relazione sullo stato della Parrocchia di San Maiolo Abate del luogo di Agrano”, 1793)

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Il corpo fu visto da vari specialisti, che non riuscirono a motivare ciò che avevano davanti agli occhi. Fu poi rimesso nella cappella-ossario esterna alla chiesa, ma in piedi, il ventre coperto, le mani giunte in segno di preghiera. Oggi si sa che la mummificazione è stata naturale, causata delle caratteristiche fisiche del cadavere sommate alle condizioni climatiche presenti nel sepolcro. Ma quando la mummia fu scoperta, si pensò subito che fosse miracolosa… il fatto che avesse resistito allo scorrere del tempo, e avesse – in un certo senso – sconfitto la morte, mentre tutti gli altri no, la fece diventare oggetto di una sentita devozione dagli abitanti del luogo. Così la Morta fu detta anche Santa: invocata nei momenti di pericolo mortale, si dice abbia concesso delle grazie, testimoniate da alcuni ex-voto risalenti al 1878 – 1949.

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La teca ottocentesca dove la Morta è stata conservata per lungo tempo in posizione verticale

Nel 1895 venne inviata una richiesta alla diocesi di Novara per trasferire la Morta dall’ossario all’interno della parrocchia, ma il vicario rispose picche: “Non si crede conveniente”. Allora la comunità provvide al restauro della cappella-ossario e alla costruzione di una teca in legno e vetro in cui posizionare la mummia per conservarla al meglio.
Così la vide lo scrittore Gianni Rodari, nativo di Omegna. Scrisse nel 1979: “Ho visto anch’io, da bambino, la Morte di Agrano e da allora l’ho rivista infinite volte, tutte le volte che in un giornale, in un libro, in una conversazione, è ricorsa la morte o è apparso uno scheletro”.

La Morta di Agrano risiede ancora oggi nella cappella-ossario che è diventata sua residenza personale, perché le altre ossa furono traslate a fine ‘800 in una tomba nel cimitero. Non è più in piedi dentro alla vecchia vetrinetta: nel 2008 si è costituita l’Associazione “Memento Mori” che si è occupata di trovare i fondi per il restauro della mummia (eseguito dal professore Paolo Malviti, collaboratore del Museo Egizio) e per la costruzione di una teca sigillata nuova di zecca. Adesso la Morta riposa sdraiata, sempre con le sue mani giunte “per muovere il popolo a divozione e seria meditazione”, come scrisse il parroco Bassetti.

Tutti possono fermarsi dalla Morta, proprio come ho fatto io. Si può guardarla con occhi devoti, disgustati, affascinati, scettici… ma non importa, perché lei è sempre lì, dietro la chiesa, visibile oltre i cancelli in ferro battuto decorati da teschietti con le loro tibie incrociate.
E sembra quasi di sentirla pronunciare le parole scritte sulla pergamena posta sopra la sua teca:

“Osserva o viandante come son io, pensa a questo e vai con Dio”

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Approfondimenti
Guarda altre immagini: La mummia di Agrano

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