La vita meravigliosa del Cavaliere Incognito

di Manuela Vetrano, 24 settembre 2016, Cimitero Monumentale

Potrebbe sembrare il titolo di un romanzo di cappa e spada alla Dumas, invece Cavaliere Incognito fu un soprannome utilizzato da un personaggio realmente esistito, che si mosse nella nostra Torino a cavallo tra Settecento e Ottocento. Una misteriosa figura che ha lasciato una ventina di scritti, tra cui spiccano “Le avventure del Cavaglier Incognito”, memorie di gioventù, redatte nel 1793, talmente colorite da far impallidire quelle di Casanova. Il manoscritto si conserva nella Biblioteca Adriani di Cherasco (CN), mentre le ossa del loro autore si trovano al Cimitero Monumentale di Torino. Non so dirvi dove con esattezza, perché, quando il Cavaliere morì nel 1832, fu sepolto con tutti gli onori nel Campo Primitivo in una tomba trentennale della quale non esiste più traccia. È perciò probabile che i resti siano finiti nell’Ossario Generale, o in ossari secondari, e che dell’Incognito ormai ci sia solo polvere e anche meno. Di sicuro da rispolverare è il suo ricordo.

Michele Antonio Graneri, Mercato in Piazza San Carlo, 1752, Museo Civico di Arte Antica Torino

Giovanni Michele Graneri, Mercato in Piazza San Carlo, 1752, Palazzo Madama – Museo Civico di Arte Antica di Torino

Chi era quest’uomo dallo pseudonimo tanto affascinante? Il suo vero nome era Vittorio Cornelio. Nacque l’8 settembre 1752 in Calabria, da una famiglia di origini spagnole. Da piccolo fu uno svogliato monello scappato di casa con l’intento di seguire il fratello maggiore attore. Le sue disavventure lo condussero in giro per tutta Italia impegnato nelle attività più disparate. Fu comico, maestro di scherma, predicatore, eremita: costruì la sua capanna alle falde dell’Etna, ma non poté dedicarsi appieno alla vita ascetica perché insidiato in continuazione da una provocante donzella, alla quale però preferì “la compagnia di giovinetti”. Tra duelli e giochi d’azzardo, fu rapito dai briganti, derubato un migliaio di volte e si trovò anche a fronteggiare i pirati.

Michele Antonio Graneri, Saltimbanchi, 1742, Galleria Giambianco. Immagine da www.anticoantico.com

Michele Antonio Graneri, Saltimbanchi, 1742, Galleria Giambianco Torino. Immagine da www.anticoantico.com

Lo indirizzò verso la sua vocazione un certo Monsieur Pomer. Esperto in anatomia e chirurgia, costui fece studiare Cornelio, che diventò suo assistente nelle operazioni. Lasciato dopo due anni il maestro, Cornelio iniziò a girare per le piazze con il nome di Incognito, offrendo i suoi servigi come chirurgo-cavadenti. “Montai in banco e cominciai a favellare al popolo. Gli offersi la mia servitù nella cura dei denti, delle cataratte, delle ernie, dei polipi e in altre operazioni chirurgiche”. Diventò così un ciarlatano. Non uno alla Wanna Marchi, bensì un ciarlatano consapevole di ciò che proponeva, forte delle conoscenze ed esperienze fatte durante il suo apprendistato dal Pomer. Pian piano si fece un nome: a Loreto fu nominato Cavaliere dello Sperone d’Oro e da quel momento in poi aggiunse ad Incognito il titolo di Cavaliere. Spostandosi di città in città, continuava a lavorare e a mietere conquiste… ad Ancona incappò nell’attempata Madama Eufrasia che, mortificata da un suo rifiuto, prese a perseguitarlo tentando di avvelenarlo con una tazza di cioccolata calda e arrivando addirittura a denunciarlo all’Inquisizione!

Michele Antonio Graneri, Il Cavadenti

Michele Antonio Graneri, Il Cavadenti, metà XVIII secolo

Dopo tanto girovagare il Cavaliere Incognito giunse finalmente a Torino. Qui però, dal 1777, era proibito l’esercizio non approvato di cerusico-dentista, perciò il Cornelio si sottopose ad un regolare esame presso l’Università ed ottenne la “bramata patente”. Da ciarlatano diventò professionista. Si specializzò con tre anni di studi a Pavia e continuò sempre ad aggiornarsi in modo serio e accurato. Si stabilì in una casa di fronte alla Chiesa di San Rocco e i suoi volantini pubblicitari dicevano: “Il Professore, ed Incognito Operatore, giunse, co’ suoi lunghi viaggi e quotidiane esperienze, all’aureo possedimento di innumerevoli ammirabili segreti. I denti guasti da esso si estraggono e si impiombano. Dal tartaro, ed ogni altra immondezza, si ripuliscono. I denti allungati si eguagliano, i disordinati si uniformano ed i posticci al par de’ naturali si rimettono. A prezzo onestissimo”.

Pietro Longhi, Il Farmacista, 1752, Cà Rezzonico Venezia

Pietro Longhi, Il Farmacista, 1752, Cà Rezzonico Venezia

Grazie ad un intervento eseguito sull’Intendente del Re, Il Cornelio prese a lavorare per una clientela rinomata che comprendeva membri della corte e della famiglia reale. Curò le bocche di tutti i Savoia-Carignano e diventò “Chirurgo-Dentista del Re di Sardegna Approvato nella Regia Università di Torino”. Con il successo arrivarono immancabili le malignità: “La concorrenza tra medici o ciarlatani nella caccia al cliente poteva assumere forme criminose: calunnie, libelli, lettere anonime, agguati, denunce”. Chi diceva che il Cavaliere Incognito avesse storpiato dieci pazienti a Vercelli e uccisi sei a Genova; chi affermava che era stato bandito da Nizza perché considerato un impostore… inoltre il fitto mistero sui suoi trascorsi prima di arrivare a Torino fece nascere maldicenze sul suo passato tali da indurlo a scrivere la sua autobiografia per mettere a tacere le lingue biforcute.

Frontespizio delle memorie di Vittorio Cornelio

Frontespizio delle memorie di Vittorio Cornelio

Oggi il Cavalier Incognito è considerato uno dei più importanti dentisti piemontesi, pioniere della moderna odontoiatria e della stomatologia. Scrisse molti trattati scientifici e fu uno dei primi al mondo ad utilizzare la porcellana per la ricostruzione dei denti. In barba alle malelingue e nonostante le “giovanili debolezze e capricciose vicende” della sua meravigliosa vita.

Testi © Manuela Vetrano. Se desiderate utilizzare questo materiale scrivete a: info@lacivettaditorino.it
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