La Chiesa di San Bernardino alle Ossa in Milano

di Manuela Vetrano, 11 agosto 2014, Oltre Torino

Alzi la mano il torinese che non ha mai pronunciato la fatidica frase: “Torino è più bella di Milano”. Siamo molto fieri della nostra città, ma di tanto in tanto non possiamo fare a meno di guardare al capoluogo lombardo con una punta di invidia.
Devo proprio ammettere che Milano possiede una chicca che Torino si sogna… sto parlando dell’Ossario del Santuario di San Bernardino alle Ossa (o dei Morti). Per fortuna io ho l’opportunità di recarmi spesso nella città della Madunina e non mi sono fatta sfuggire l’occasione di dare un’occhiata al famoso Ossario meneghino.

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Il Santuario di San Bernardino si trova a due passi dal Duomo. Ho avuto la brillante idea di andare lì in pieno luglio, all’ora di pranzo. Il portone era sbarrato e, per evitare di squagliarmi al sole come il più sprovveduto dei vampiri, sono entrata nella vicina Basilica di Santo Stefano. Appena dentro, una lapide sul pavimento mi ha indicato il punto in cui il 26 dicembre 1476 fu assassinato il famigerato duca Galeazzo Maria Sforza. Ho pensato che se questa era la premessa, il pomeriggio non poteva che prospettarsi ricco di sorprese! Me ne sono stata un po’ a godermi il fresco della chiesa, finché alle 13.30 in punto San Bernardino ha schiuso la sua porta accogliendo la mia curiosità.

L'altare dell'Ossario con la statua della Vergine Addolorata (1750 circa, Gerolamo Cattaneo)

L’altare dell’Ossario con la statua della Vergine Addolorata (1750 circa, Gerolamo Cattaneo)

Varcato l’ingresso, un vestibolo introduce al Santuario. Io però mi sono diretta subito a destra dell’entrata. Ho percorso uno stretto corridoio con alle pareti vari ex-voto e sono entrata in una stanza quadrata dalle alte pareti ricoperte da migliaia di teschi e ossa disposti in modo ordinato e armonico.
Di fronte a un tale spettacolo la bocca non poteva che restarmi aperta, proprio come capitò al re del Portogallo, Giovanni V, durante la sua visita. Rimase così colpito che fece ristrutturare nel 1738 la Capela dos Ossos nell’Igreja de Sao Francisco a Evora a immagine dell’Ossario milanese!
I miei occhi guizzavano ovunque e, guardando nelle orbite vuote di un teschio, ho pensato che un tempo quelle erano persone in carne e ossa come me, con sogni, passioni, crucci… e ora, cosa sono? Questo posto è stato decorato così per comunicare ai vivi la transitorietà e vacuità della vita terrena. Obiettivo centrato in pieno, direi!

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L’Ossario ha origini antiche. Fu costruito all’inizio del 1200 per conservare le ossa provenienti dal cimitero dell’Ospedale del Brolo. A causa delle frequenti morti dei malati, il cimitero si riempiva in fretta. Si ricavava nuovo spazio riesumando le ossa dalle vecchie sepolture, che venivano traslate in questa camera. L’Ossario che vediamo oggi non corrisponde però a quello medievale. Fu rifatto nella seconda metà del 1600, dopo i danni provocati dal crollo del campanile della Basilica di Santo Stefano.
Per molto tempo si pensò che i resti trasformati in apparati ornamentali appartenessero ai cristiani assassinati dagli eretici ariani all’epoca di Sant’Ambrogio (IV sec.). Per questo motivo la chiesa è detta anche “degli Innocenti”. In realtà sono ossa di malati e frati che dirigevano l’Ospedale, di canonici di Santo Stefano, di aristocratici, di carcerati e condannati a morte (questi ultimi conservati in teche-reliquiario).

Le ossa dei condannati a morte nelle teche-reliquiario

Le ossa dei condannati a morte nelle teche-reliquiario

Lasciato l’Ossario sono entrata nella chiesa, definita “la più piemontese di Milano” per le sue forme barocche. Infatti San Bernardino fu costruita nel 1265 circa, ma venne anche lei coinvolta nel crollo del campanile di Santo Stefano e in seguito ad un incendio a inizio 1700 fu del tutto ricostruita. È molto luminosa e custodisce alcune curiosità mica male!
Ad esempio, nella Cappella della Maddalena è la tomba di alcuni discendenti di Cristoforo Colombo. Ma quello che più mi ha intrigato si trova sul pavimento di fronte all’altar maggiore: una grata dorata, oltre la quale si intravedono dei gradini che si inoltrano nel buio. È l’ingresso alla cripta in cui si trova il sepolcreto della Confraternita dei Disciplini, laici che dal XV secolo ebbero in custodia Ossario e chiesa. Il sepolcro fu usato fino a fine 1700 e venne riaperto solo nel 1931. Si tratta di un ambiente a forma di pentagono irregolare, lungo le cui pareti sono 21 nicchie con 21 scranni in pietra, caratterizzati da un buco al centro della seduta. Sono gli “scolatoi” su cui venivano adagiati i confratelli defunti (ne vidi di simili anni fa nel Cimitero delle Clarisse a Ischia). Il buco serviva a far defluire gli umori della decomposizione, lasciando sui sedili soltanto le ossa avvolte dal saio. I confratelli viventi si recavano qui in preghiera e meditavano sul significato della vita. Da brividi! Oggi la cripta è chiusa al pubblico, ma se proprio ci tenete a sapere qual è il suo aspetto guardatevi questo filmato dell’Associazione TESES: La Cripta segreta dei Disciplini

La mia visita al Santuario di San Bernardino alle Ossa è finita così. La chiesa con la sua cripta e l’Ossario sono due buone ragioni per rendere rosicone nei confronti di Milano, se non proprio tutto il popolo sabaudo, almeno quella fetta amante delle curiosità funerarie di cui la sottoscritta fa parte.

Cupola dell'Ossario (1695 circa, Sebastiano Ricci)

Cupola dell’Ossario (1695 circa, Sebastiano Ricci)

Approfondimenti
Guarda l’album su Facebook: San Bernardino alle Ossa
Guarda le immagini degli scolatoi di Ischia: Cimitero delle Clarisse

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