Sui passi della Colombina d’Amore

di Manuela Vetrano, 14 luglio 2016, Curiosità funerarie

I dolci occhi di Francesca si aprirono al mondo il 13 ottobre 1648, ma non erano gli occhi di una neonata come le altre… Francesca Maddalena principessa d’Orléans e di Francia, madamigella di Valois, nacque nelle fastose stanze del Castello di Saint-Germaine-en-Laye, a pochi chilometri da Parigi.

Carlo Emanuele II duca di Savoia

Lo sguardo birichino di Carlo Emanuele II duca di Savoia

I suoi genitori erano il duca d’Orléans Gastone di Borbone, fratello del re di Francia Luigi XIII, e la principessa Margherita di Lorena-Vaudémont, sorella del duca di Lorena Carlo III.
La giovane fu destinata a divenire la sposa di suo cugino, il duca di Savoia Carlo Emanuele II (1634 – 1675). La madre del duca era la sorella di Gastone: altri non era che la temibile Maria Cristina di Francia. Nonostante il figlio fosse salito sul trono nel lontano 1638, continuava imperterrita a tenere le fila del ducato e a gestire tutto quanto, anche gli amori del duca. Carlo Emanuele II infatti aveva un debole per un’altra sua cugina, la rubiconda Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, ma questa non andava affatto a genio alla Madama Reale per la troppa esuberanza e sicurezza di sé. Con lo sposalizio del figlio, Cristina mirava a rafforzare i legami con la Francia e anche a mettersi in casa una nuora che non le rompesse le uova nel paniere. La scelta cadde proprio sulla nipote Francesca: giovanissima (14 anni!), pacata e ingenua.

Il 5 marzo 1663 il matrimonio venne celebrato per procura nella cappella del Louvre. Subito dopo Francesca partì per il viaggio che l’avrebbe portata verso una città ignota, Torino, verso un marito che non aveva mai visto e soprattutto verso una suocera un po’ troppo ingombrante.

Un ritratto di Francesca

Un altro ritratto di Francesca

Passando per Lione, la fanciulla arrivò ad Annecy, dove conobbe finalmente il marito e dove il 4 aprile si svolse la cerimonia ufficiale di nozze. Gli sposini si recarono quindi a Chambéry, poi a Susa, Rivoli e infine entrarono a Torino per iniziare la loro vita insieme (ma senza esagerare, dato che il buon Carlo all’epoca trescava già con la marchesa di Cavour, Maria Giovanna di Trecesson, da cui ebbe tre figli).

Il palazzo ducale era pronto ad accogliere la Colombina d’Amore (così era stata soprannominata): nuove stanze erano state preparate e preziose decorazioni furono realizzate per lei dai migliori artisti e artigiani di corte. Ma il luogo preferito dalla neo-duchessa si trovava nei giardini… la giovane amava rifugiarsi nel Garittone del Bastion Verde, una tranquilla casetta posta in cima al più antico bastione fortificato della città e caratterizzata da un adorabile balconcino in pietra.

Il balconcino del Garrittone. Sotto è un medaglione che ritrae San Lorenzo: il bastion verde era detto anche di San Lorenzo

Il balconcino del Garittone. Sotto è un medaglione che ritrae San Lorenzo: il Bastion Verde era detto anche di San Lorenzo

Purtroppo Francesca non ebbe modo di godersi appieno i piaceri e i vantaggi del suo stato… era una ragazza molto delicata e di salute cagionevole e dopo pochissimo tempo si ammalò. I suoi dolci occhi si chiusero per sempre il 14 gennaio 1664, a undici mesi dallo sposalizio. Ad appena quindici anni.
Carlo Emanuele II la pianse sinceramente. Si racconta che per ricordarla fece ricoprire di edera il bastione (che iniziò allora ad essere chiamato Bastion Verde), ordinando che nelle stanze del Garittone fossero eseguite delle decorazioni in cui spiccasse il colore verde amato da Francesca. Dopodiché, il 10 maggio 1665 il duca si risposò con la cugina Maria Giovanna Battista, dalla quale ebbe il tanto atteso erede, ma che non esitò a cornificare con la conturbante contessa delle Lanze, Gabriella di Mesmes di Marolles.

Se oggi cerchiamo di Colombina, oltre ai ritratti sparsi qua e là che la raffigurano, possiamo trovarla qui:

Palazzo Reale

Nella Sala delle Udienze le decorazioni del fregio e del soffitto rappresentano simboli di amore e fedeltà, le iniziali degli sposi, nodi d’amore sabaudi, gigli di Francia, scettri e corone.

Particolare con gigli del soffitto della Sala delle Udienze

Particolare con gigli del soffitto della Sala delle Udienze

Nella Sala del Trono della Regina, in quella dell’Alcova e della Colazione possiamo scorgere le iniziali degli sposi intrecciate e accompagnate da gigli francesi e nodi d’amore sabaudi intarsiati nel marmo.

Particolare nella Sala di Ricevimento della Regina

Particolare nella Sala di Ricevimento della Regina

Particolare della Sala dell'Alcova

Particolare nella Sala dell’Alcova. Le lettere B e S fanno riferimento rispettivamente a Borbone e a Savoia.

Particolare nella Sala della Colazione

Particolare nella Sala della Colazione

La Sala dell’Alcova, che doveva essere usata come camera da letto, fu impreziosita da un colonnato in legno dorato ornato da cariatidi gravide, in segno di buon auspicio per la coppia.

Cariatidi gravide nella Sala dell'Alcova. In questa stanza anche il dipinto che orna il soffitto fa riferimento alle origini francesi di Francesca

Cariatidi gravide nella Sala dell’Alcova. In questa stanza anche il dipinto che orna il soffitto fa riferimento alle origini francesi di Francesca

Giardini Reali

Il Garittone del Bastion Verde fu costruito a fine 1500 da Ascanio Vittozzi ed è rivolto a Nord, verso la zona dove nel 1829 fu costruito il Cimitero Monumentale. Le decorazioni interne fatte realizzare da Carlo Emanuele II scomparvero già dopo la morte del duca avvenuta nel 1675. Attualmente il Garittone non è visitabile.

Il Garrittone del Bastion Verde fu costruito a fine 1500 da Ascanio Vittozzi. Le decorazioni interne fatte realizzare da Carlo Emanuele II scomparvero già dopo la morte del duca avvenuta nel 1675. Attualmente il Garrittone non è visitabile.

Il Garittone immerso nel verde dei Giardini Reali

Cappella della Sindone

Nella Sacrestia si trova la scultura in bronzo della Madonna con Bambino, unico residuo del complesso monumento funebre di Francesca formato da 15 statue. Questo fu realizzato nel 1664 da Bernardo Falconi e posto alla sommità delle scale della cappella, ma a fine ‘600 fu smembrato per recuperare il metallo. Deduco che la Colombina venne poi sepolta nella cripta del Duomo.

Sacrestia della Cappella della Sindone

Quello che resta del monumento funebre seicentesco della Colombina

Sacra di San Michele

Durante l’Ottocento, per volontà del re Carlo Alberto di Savoia, dal Duomo le spoglie di Francesca, e di altri membri della famiglia, furono traslate nella Sacra di San Michele. Qui riposano all’interno di enormi e austeri sarcofaghi in serpentino verde.

La Colombina d’Amore è stata sulla terra il tempo di un soffio e lievi come lei sono i segni rimasti del suo passaggio.

Testi e immagini (dove non specificato altrimenti) © Manuela Vetrano. Se desiderate utilizzare questo materiale scrivete a: info@lacivettaditorino.it

Approfondimenti
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Il Tesoro della Sindone e le stanze segrete di Palazzo Reale

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